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Capitolo Sei. Aristotele.

Paragrafo 1 . Aristotele e l'aristotelismo.
     
Nel  primo secolo avanti Cristo Andronico di Rodi, decimo scolarca,
cio  caposcuola,  della  scuola aristotelica,  pubblic  la  prima
edizione "critica" degli scritti di Aristotele. Da allora il corpus
  stato  tramandato  nella forma e nella  successione  dategli  da
Andronico.(1)
     Il  peso  che  Aristotele ha avuto nel pensiero occidentale  
quindi  legato a quelle opere. Egli, per, ha scritto molto pi  di
quanto  ci  sia  pervenuto(2) e, a partire dalla seconda  met  del
secolo   scorso,  la  storiografia  filosofica  si    notevolmente
impegnata  per  ricostruire le caratteristiche delle  opere  andate
perdute, e con esse il processo di formazione del suo pensiero.
     Queste  ricerche  e il dibattito che ne  seguito  sono  molto
importanti per la comprensione del pensiero aristotelico,  che  pu
apparirci  in  una luce diversa da quella in cui  stato  "vissuto"
per circa due millenni nella storia della filosofia occidentale; ci
sembra quindi giusto darne conto, anche se in maniera sommaria.
     
Aristotele e Platone.

Aristotele  la seconda colonna che, insieme a Platone, sorregge il
complesso edificio della filosofia occidentale. Gli altri  filosofi
che abbiamo incontrato e quelli che incontreremo pi avanti possono
avere  rappresentato "pietre di fondazione", come  Parmenide  e  la
scuola  pitagorica,  o "pilastri di sostegno",  come  Anassagora  e
Socrate,  oppure  "minacce alla stabilit  dell'edificio",  come  i
sofisti  e alcuni esponenti delle cosiddette scuole socratiche;  ma
le  linee  di  forza fondamentali della costruzione  convergono  su
Platone e Aristotele. Profondamente diversi l'uno dall'altro -  per
la  tradizione addirittura contrapposti -, essi risultano alla fine
complementari.  E'  noto  l'affresco di Raffaello  raffigurante  la
Scuola  di  Atene  in  cui  i due filosofi  sono  rappresentati  in
atteggiamenti opposti - la mano di Platone rivolta al cielo, quella
di  Aristotele  verso la terra - mentre procedono affiancati  nella
stessa direzione.
     
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     La contrapposizione fra i due, cio l'elaborazione da parte di
Aristotele  di  una  dottrina  completamente  diversa   da   quella
platonica,   il frutto di un processo assai complesso.  Aristotele
entr  nella scuola di Platone, l'Accademia, all'et di diciassette
anni  (367) e vi rimase per vent'anni, fino alla morte del  maestro
(347),   collaborando   all'attivit  della   scuola   anche   come
insegnante. In questo lungo periodo di permanenza nell'Accademia  e
di  convivenza con Platone, egli elabor prima una forma  personale
di platonismo e, quindi, una sua propria dottrina originale.
     La quasi totalit degli scritti aristotelici di questo periodo
sono andati perduti (ne restano solo pochi frammenti).
     
Il sistema.
     
Abbiamo gi visto che anche la filosofia di Platone, nonostante  la
sua  preoccupazione di non fossilizzare in una struttura rigida una
attivit dinamica come il pensiero, ha assunto nella tradizione  le
caratteristiche di un sistema.
     Dagli  scritti  di Aristotele che conosciamo  risulta  invece,
subito,  una  forte  tendenza  a dare al  sapere  una  sistemazione
organica e ordinata. La presentazione del suo pensiero come sistema
filosofico  perfetto   sembrata pertanto rispondente  alla  logica
interna alla stessa riflessione aristotelica.
     La  perdita cui abbiamo accennato di gran parte degli  scritti
aristotelici  e  il fatto che si siano salvate le cosiddette  opere
sistematiche - i trattati - ha contribuito alla formazione  e  alla
fortuna di questa immagine di Aristotele.
     
Il discepolo dell'Accademia: l'"Aristotele perduto".
     
La  ricerca  e il dibattito iniziati nella seconda met del  secolo
scorso,  cominciando  dai  frammenti  delle  opere  perdute,  hanno
permesso  di  mettere in discussione il rapporto di Aristotele  con
Platone.  Partendo  da  quel dibattito, un grande  storico  tedesco
della  filosofia, Werner Jaeger, ha pubblicato nel 1923  a  Berlino
un'opera dal titolo Aristotele. Prime linee di una storia della sua
evoluzione spirituale.(3) Jaeger rifiuta l'immagine tradizionale di
Aristotele,  condizionata  dalla concezione  scolastica  della  sua
filosofia,  che la riduce a un "rigido schematismo concettuale",  e
cerca   di   ricostruire  la  genesi  del  suo  sistema  filosofico
attraverso  una evoluzione che parte dalla sua ventennale  presenza
nell'Accademia e che, pertanto, non pu essere priva di elementi di
platonismo.
     Alcuni  degli scritti aristotelici di questo periodo  sono  in
forma  di  dialogo. Da quanto resta dell'Eudemo, del Protrettico  e
del  dialogo  Su  la  filosofia(4) si pu cogliere  un  progressivo
allontanamento  di  Aristotele dalla dottrina  del  maestro.  Anche
l'uso del dialogo come forma espressiva, che pure rimanda
     
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     immediatamente a Platone, assume all'interno della  produzione
filosofica di Aristotele un significato completamente diverso.
     
Scritti essoterici e scritti acroamatici.
     
La   forma   del  dialogo  compare  nelle  opere,  destinate   alla
pubblicazione,  che Aristotele scrisse nel periodo  dell'Accademia:
ad  esse, definite discorsi essoterici (exoteriko lgoi),  rimanda
lo  stesso  filosofo in molti degli scritti che ci sono rimasti.(5)
Il  tipo  di  argomentazione di questi scritti  molto  diverso  da
quello  usato  nelle  opere "sistematiche" prodotte  da  Aristotele
quando    a capo della sua propria scuola, il Liceo o Peripato(6):
mentre i primi hanno un linguaggio semplice e chiaro, e soprattutto
partono  dall'"opinione  comune", le  seconde,  dette  acroamatiche
(akrasis in greco significa lezione), contengono l'insegnamento di
Aristotele  ai  suoi  discepoli  e  sono  svolte  con   un   metodo
rigorosamente dimostrativo.(7)
     Le opere di Aristotele che ci sono pervenute fanno tutte parte
degli scritti acroamatici, mentre i frammenti appartengono a quelli
essoterici.
     Questa  situazione  delle fonti, che  si    determinata  fino
dall'antichit,  pu  essere  spiegata  con  la  dispersione  della
biblioteca   di   Aristotele,   un  vero   e   proprio   "naufragio
letterario"(8), e ha comunque fortemente influenzato la  conoscenza
successiva  del pensiero aristotelico, favorendo quella "concezione
scolastica" della sua filosofia di cui parla Werner Jaeger,  basata
sulla  convinzione, gi presente nei commentatori pi antichi,  che
le  opere  essoteriche, scritte prevalentemente in forma dialogica,
avessero un carattere "non scientifico".
     E'  per  molto  difficile pensare che le  opere  del  periodo
dell'Accademia  non  abbiano avuto una  funzione  essenziale  nella
formulazione  del  pensiero  aristotelico.  Lo  stesso  Aristotele,
quando  nelle  opere  che ci sono pervenute  rimanda  ai  "discorsi
essoterici",  sottolinea  spesso  il  carattere  esauriente   delle
argomentazioni ivi contenute.(9) Ma  anche chiaro che dalle  opere
acroamatiche  (le uniche che conserviamo) emerge una netta  rottura
di Aristotele con la dialettica
     
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     platonica:  una  separazione dal maestro, le cui  radici  per
possono  affondare nei lunghi anni di frequentazione  della  scuola
platonica e avere trovato espressione gi in qualcuno degli scritti
essoterici.
     
Il rifiuto della dialettica.
     
La contrapposizione nel dialogo serve a Platone per sottolineare da
un  lato  il carattere dinamico della ricerca del vero e dall'altro
le contraddizioni della realt, all'interno della quale convivono e
sono  unificati  anche  gli  opposti: l'opposizione  viene  risolta
proprio dalla dialettica della partecipazione.
     Platone  riconduce tutto il reale all'unit  del  Mondo  delle
Idee, esaltando al tempo stesso la molteplicit di quel mondo:  con
il   "parricidio   di   Parmenide"(10)   sembra   aver   conciliato
l'inconciliabile.
     Aristotele,  invece,  viene elaborando  una  concezione  della
realt in cui l'inconciliabile non pu essere conciliato: gli  enti
pi  diversi stanno uno accanto all'altro in un rapporto  armonico,
ma non possono negarsi reciprocamente.
     Per  Platone l'ordine del mondo sensibile  frutto  dell'opera
del  Demiurgo che lo ha modellato a imitazione e somiglianza  delle
Idee; la riflessione dialettica sulle Idee  quindi sufficiente per
conoscere  Mondo  delle  Idee  e mondo sensibile;  l'organizzazione
razionale  del mondo pu essere clta immediatamente dalla  ragione
umana.
     Aristotele non mette in discussione la razionalit del  mondo,
l'identit  di  razionale e reale, ma, aggiunge, essa    immediata
solamente  in Dio: solo il pensiero divino pu abbracciare  in  una
visione d'insieme l'armonia razionale dell'universo.
     La  realt  del mondo, come si presenta ai sensi e alla  mente
dell'uomo, non  immediatamente riconducibile all'unit: intorno  a
noi    si   manifestano   opposizioni   reali,   non   dialettiche.
Nell'opposizione tra acqua e fuoco, o l'acqua spenge il fuoco o  il
fuoco fa evaporare l'acqua: il fuoco non pu essere acqua e l'acqua
non   pu  essere  fuoco.  Solo  attraverso  l'osservazione  e   la
riflessione  sui  dati e sulle regole che da  essa  si  ricavano  
possibile  conoscere  la  realt, le sue  leggi  e  la  conseguente
armonia dell'universo.

